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"Terroir Le Chiusure". Identità di un vino

Sono passati circa cinque anni dalla realizzazione del sito www.lechiusure.net e dall’invito di allora a guardare dietro il marchio Le Chiusure per conoscere i pensieri che stanno alla base del nostro lavoro.

Non siamo stati fermi e un po’ alla volta ci sembra di aver dato forma a una nuova e più solida identità, quella che oggi abbiamo deciso di raccontare come “Terroir Le Chiusure”.

TERROIR
Sul significato di questo termine è sempre in movimento un dibattito tra chi vuole restringerlo all’interazione tra vitigno e fattori ambientali (clima, suoli) caratterizzanti un determinato territorio, e chi invece vi include l’intervento dell’uomo come espressione di tradizioni e culture locali e come portatore di una personale esperienza interpretativa di queste ultime che poi si traduce e influenza il risultato finale e cioè il vino.
In Francia, dove questo concetto si è formato, si propende per questa accezione più estesa che è quella che anche noi preferiamo.
Il vino infatti non esiste di per sé in natura ed è un prodotto della cultura umana.
Da questa constatazione discende la convinzione che il carattere di un vino, oltre che essere evidentemente il risultato di una determinazione genetica (vitigno, clone) e ambientale (clima, suolo), è profondamente influenzato sia dalle conoscenze e tradizioni condivise nel territorio di produzione che dal pensiero, dalle inclinazioni, dalla coscienza, dalla storia individuale di chi lo produce.

“Terroir  Le Chiusure” è quindi il tentativo di riconoscere e far conoscere la nostra peculiarità, che essa venga dalle zolle dei nostri campi come dal pensiero più astratto e apparentemente distante; e di definire così un’identità, lavorando perché affiori e si percepisca nelle nostre bottiglie.

“Terroir  Le Chiusure” vuole essere anche una sorta di autocertificazione e di garanzia verso chi acquista i prodotti recanti il marchio Le Chiusure. 

 IL NOSTRO VIGNETO.  ETA’ E  VARIETA’
Le uve utilizzate per produrre i nostri vini -le uniche delle quali possiamo garantire in modo assoluto qualità, sanità e provenienza- sono soltanto quelle vendemmiate nei nostri terreni.
Questo è il carattere peculiare di un viticoltore indipendente.
Abbiamo poco più di tre ettari di vigneto, tutti in Comune di San Felice del Benaco nella campagna di Portese, dove sono oggi piantati 15.451 ceppi di vite.

Questo il vigneto con le varietà in percentuale:

Varietà N°ceppi % del vigneto
Groppello 4.904 32
Barbera       3.434  22
Rebo     2.922 19
Sangiovese  1.944 12
Merlot    1.472  10
Marzemino   775 5
Totale 15.451 100

Oggi, nel 2010, l’età dei vigneti è la seguente:

18 anni   26 %       
13 anni   22 %        
10 anni   11 %       
 7 anni    23 %         
 4 anni    19 %
             
Nei venti anni passati non abbiamo mai acquisito un solo grappolo d’uva proveniente da vigneti altrui, cosa che intendiamo continuare a fare. Assumiamo qui l’impegno a dichiarare nella nostra sede di vendita e su questo sito qualsiasi scelta diversa da quanto sopra scritto.
Nella nostra zona sono abbastanza frequenti temporali estivi con grandinate che possono danneggiare l’uva in vigna, spingendo il viticoltore a correre ai ripari acquistando prodotto sostitutivo.
La nostra risposta a questo rischio è stata ben diversa.

RETE ANTIGRANDINE
Oggi il 100 % del nostro vigneto è protetto da rete antigrandine -con il sistema verticale non ombreggiante “a grembiule” indicato per l’uva da vino di qualità- a salvaguardia delle uniche uve sulle quali può fondarsi il nostro progetto di qualità, sanità e identità.
La rete antigrandine in molte occasioni ci ha protetto da piccoli o grandi danni qualitativi, consentendoci negli anni di portare in cantina uve perfettamente integre; e anche nell’agosto 2002, quando una fortissima grandinata produsse nella nostra zona danni quantitativi dell’80-90 %, perdemmo soltanto il 5 % di prodotto; e vinificammo, come tutti gli altri anni, le nostre uve.

Perché consideriamo così importante lavorare soltanto con le nostre uve?
Perché sono le uniche sulle quali può basarsi un progetto di qualità, sanità e identità del prodotto.

QUALITA’ DELLA MATERIA PRIMA
Il primo requisito che chiediamo alle nostre uve è un requisito qualitativo: vogliamo che al momento della vendemmia esse abbiano conseguito quel grado di maturazione che le rende atte a produrre grandi vini.
A questo scopo concorrono molti fattori ma vogliamo qui sottolinearne i più rilevanti: due scelte di fondo (densità di impianto elevate e inerbimento dei vigneti) e una scelta che si compie annualmente nel vigneto (il diradamento dei grappoli).

Densità di impianto
I nostri vigneti sono stati tutti ripiantati con fittezze comprese tra le 5000 (primi impianti del 1991 – 1992) e le 6500 piante ad ettaro (ultimi impianti del 2000, 2003 e 2006). Questo ci consente di produrre poco per ogni ceppo e questa, è risaputo, è la prima regola della qualità.

Inerbimento
L’inerbimento è una scelta agronomica compiuta una quindicina di anni fa che si conferma vincente rispetto alle caratteristiche dei nostri terreni e del nostro clima. Si tratta di lasciar sviluppare l’erba che spontaneamente cresce nel vigneto, curandola in modo da garantirne l’equilibrato sviluppo e la costante presenza durante tutta la stagione.
Soprattutto nelle annate piovose i terreni inerbiti garantiscono uve più sane e anticipo nelle maturazioni, come conseguenza di un miglior equilibrio vegeto-produttivo della pianta: minore vigoria, minore produttività, minore compattezza dei grappoli, aumento dello spessore e del tenore in polifenoli delle bucce.
Ma l’inerbimento migliora anche la struttura del terreno (a favore dell’esplorabilità da parte delle radici), la vita nel terreno (maggiore quantità di sostanza organica significa più microrganismi, più fauna terricola per un miglior equilibrio naturale) e anche la biodiversità fuori dal suolo (presenza di insetti e acari utili).

Diradamento delle uve
Infine il diradamento dei grappoli (da qualcuno chiamato “vendemmia verde”), operazione determinante per la qualità della materia prima/uva: ogni anno al momento dell’invaiatura (il cambio di colore degli acini, tra fine luglio e inizio agosto) percorriamo tutti i filari, osserviamo con pazienza ogni ceppo e selezioniamo i grappoli che possono rimanere a maturare perfettamente sulla pianta, alleggerita di quelli in eccesso. E’ una scelta di rinuncia quantitativa che sempre giova alla qualità delle uve rimaste in vigna, ma che in certi anni di grande fertilità diventa a dir poco decisiva.

SANITA’ DELLE UVE
Il secondo requisito, quello della sanità, è strettamente connesso al primo, la qualità.
Se le uve si mantengono sane anche in annate difficili intorno al tempo della vendemmia, il viticoltore non deve ricorrere a forzate raccolte precoci e può attendere la perfetta maturazione.
Generalmente vigneti impostati su scelte di bassa produttività per ceppo producono uve dalla buccia più dura e resistente alle patologie, uve che saranno mediamente più sane nel periodo più problematico che è quello delle ultime settimane di maturazione.

Ma quando parliamo di sanità non alludiamo soltanto all’integrità dell’uva al momento di trasformarla in vino. Ci riferiamo anche al suo essere il risultato della gestione agronomica di un terreno e delle modalità di nutrimento e di protezione dalle malattie applicate ai vigneti da cui proviene.
La sanità dell’uva diventa così la più importante garanzia che come viticoltori possiamo dare a chi consuma il prodotto della fermentazione di quell’uva. 

Non abbiamo mai diserbato chimicamente.
Quella striscia gialla di erba bruciata dalla chimica visibile a volte sotto i filari mi ha da sempre fatto pensare: mai nei nostri vigneti.  L’erba del sottofila viene semplicemente tagliata, quando necessario.

Utilizziamo soltanto concimi di origine animale e vegetale, nella misura sufficiente a conservare inalterata negli anni la fertilità dei nostri terreni; un terreno vivo è infatti il luogo migliore dove far crescere le radici delle nostre piante.

La difesa dalle malattie crittogamiche avviene utilizzando prodotti di origine naturale, in primo luogo il Rame e lo Zolfo, che da oltre un secolo proteggono i vigneti europei dalla Peronospora e dall’Oidio. Non utilizziamo prodotti di sintesi chimica che per agire penetrano nella pianta; il Rame e lo Zolfo sono prodotti “di copertura”, agiscono depositandosi sulle foglie e sui grappoli e la loro protezione è valida per qualche giorno finché una pioggia non li dilava.

Anche dagli insetti dannosi ci difendiamo utilizzando estratti di piante, come ad esempio il Piretro, e solo dopo specifici controlli di campo per verificare l’effettiva necessità dell’intervento.

Anni di esperienza, comprese annate con condizioni climatiche molto favorevoli allo sviluppo delle malattie, ci hanno dimostrato che produrre uva estremamente qualitativa e sana senza far uso di alcuna sostanza di sintesi chimica è dunque possibile.
Lo affermiamo con convinzione per la zona nella quale operiamo, la Valtènesi, sulle colline moreniche del lago di Garda.  Confrontandoci con viticoltori di altre zone di produzione ci siamo sempre più persuasi che nelle nostre colline le condizioni climatiche siano particolarmente favorevoli alla coltivazione della vigna con un ottimo compromesso tra piovosità e insolazione e conseguente scarsa aggressività dei patogeni.
Un po’ di fortuna non guasta.

IDENTITA’ COME VALORE
Il terzo requisito, quello dell’identità, è il più difficile da definire e non si riferisce soltanto alla materia prima ma anche al prodotto finale e alla percezione complessiva che i nostri clienti hanno de Le Chiusure. Sarà, l’identità,  il filo conduttore che ci porterà sino al termine di questo testo.

Molti aspetti concorrono alla definizione dell’identità dei nostri vini.

Innanzitutto la nostra collocazione geografica e il far parte di una zona di produzione - la Valténesi, il territorio di morena collinare tra Desenzano e Salò- con un’antichissima storia viticola che in questi anni sta cercando di rinnovarsi identificando e promuovendo dei caratteri comuni riconoscibili nei suoi vini.

Per quanto riguarda i vitigni, due sono le uve su cui si fonda principalmente l’identità aziendale: il Groppello, uva autoctona coltivata unicamente sulle nostre colline, e il Rebo, vitigno nato in Trentino ma che qui ha probabilmente trovato il suo ambiente di elezione tanto da essersi ampiamente diffuso negli ultimi anni. Noi fummo tra i primissimi a credere in questa uva e possiamo vantare ormai una quindicina d’anni di esperienza nella sua vinificazione.

IL LAVORO DI CANTINA
Anche il lavoro di cantina contribuisce fortemente all’identità.
Ad esempio, nella nostra esperienza, la cuvée di diverse uve ha sempre fornito, salvo rare eccezioni, un risultato migliore rispetto alle basi monovitigno. Questa è la semplice ragione per cui i nostri vini provengono da assemblaggi, realizzati gradualmente nelle varie fasi di affinamento. E ciò anche se la vendemmia avviene separatamente per le varie uve, poiché esse raggiungono la perfetta maturità in momenti diversi.

Il buon vino si può fare solo con una buona uva.
Il lavoro di cantina ha quindi l’obiettivo principale di rispettare e mantenere l’integrità delle caratteristiche delle uve di partenza. Quante più sostanze delle uve riusciremo a far passare nel vino, tanto più esso sarà ricco, complesso e salubre.
Tutto il lavoro svolto in campo per ottenere un prodotto sano e integro va a favore della possibilità di ridurre abbondantemente l’uso dei solfiti in ammostamento e nelle varie fasi di conservazione del vino fino all’imbottigliamento. Pensiamo di poter in poco tempo giungere a una quantificazione di questa riduzione.
Preferiamo inoltre che le fermentazioni siano svolte dai lieviti dell’uva senza aggiunte di lievito industriale se non in particolari e rari casi su vini ad alta gradazione alcoolica per aiutare il completamento della fermentazione stessa.

GROPPELLO  E  CHIARETTO,  CAMPEI  E  MALBORGHETTO
Dopo vent’anni di lavoro il rapporto con i nostri quattro vini non è molto diverso da quello che si ha con degli amici, con dei compagni di viaggio. Negli anni ho imparato a conoscerli, ho anche preso decisioni che nel tempo li hanno un poco modificati proprio con l’obiettivo di delineare meglio la loro identità.

Il Groppello è la nostra radice nel passato, il nostro legame con queste colline che guardano da ovest il lago: la prova della nostra appartenenza al luogo, il punto di partenza di ogni discorso che possiamo fare sul vino. Se il Groppello è autentico, dal suo colore rosso “che ci vedi attraverso”
all’immediatezza del suo sapore schietto, tutto il nostro lavoro è vero e ha un senso.
Anche il Chiaretto nasce dal Groppello e da una tradizione ormai secolare. Ma allo stesso tempo è il vino che ci colloca in una ricerca di gusto europea, nel mondo dei “pale rosé” del Sud Francia e, speriamo si possa dire presto, del Garda:  rosati sempre più rosa e sempre più lievi nell’intensità cromatica, profumati di fiori e di frutta, eleganti e delicati al gusto e capaci di conquistarsi finalmente uno spazio proprio nell’immaginario di chi ama il vino.
Come chiave di lettura del Campei vorrei offrire la sua etichetta dove il motivo grafico è un ingrandimento delle pietre del muro che chiude il nostro vigneto.
Le pietre sono la nobiltà dei vigneti, la matrice minerale da cui derivano i terreni e quindi il carattere dei vini che ne provengono. Il Campei nella mia immaginazione affonda le sue radici tra i sassi dei terreni delle nostre colline e ne trae la sua sapidità fragrante  e un corpo/spirito robusto e capace di invecchiare ma allo stesso tempo lieve. 
Infine il Malborghetto, obiettivo durata nel tempo, alcolicità e concentrazione del succo che ci hanno già consentito degustazioni verticali di dieci annate. La presenza di uve come il Rebo e il Merlot conferisce a questo vino un carattere suo e l’impronta del terroir si nasconde un poco dietro alla presenza forte dei vitigni. E’ il meno tipico dei nostri vini, la nostra interpretazione di appassionati del grande vino rosso classico.

ETICHETTE,  IDENTITA’  NEI  SEGNI  DEL  PASSATO
La ricerca grafica che ha portato alle etichette attuali ha trovato il suo punto di riferimento nei segni del passato, nella storia dei nomi e dei luoghi.
Anche questo è un segno distintivo della nostra identità a partire dal nostro nome Le Chiusure, toponimo del luogo e della proprietà.
Campei è pure toponimo della campagna di Portese dove si trovano i nostri vigneti,  ricordato dai vecchi contadini; e Mal borghetto, che è nome della contrada del paese dove sta la nostra casa, allude forse a qualche malefatta di tempi lontani.
La grafia antica sulle etichette del Groppello e del Chiaretto e la mappa catastale che mostra la nostra casa addossata ai ruderi del castello di Portese sull’etichetta del Malborghetto, nascono entrambe dal passaggio di Napoleone nella nostra regione due secoli fa.
 
VITICOLTORI  PROTETTORI  DEL  TERRITORIO
Istintivamente, all’inizio della nostra attività, avevamo scelto per comporre il nostro marchio quelli che ci sembravano essere i due elementi più significativi del paesaggio gardesano: gli ulivi e i muri di pietra a secco. In entrambi sentivamo forte la presenza della natura e dell’uomo, gli artefici della bellezza che ci circondava, di quel paesaggio che molte volte ha contribuito a trasformare una giornata di lavoro nei campi in un piacere degli occhi e dello spirito.
Dopo vent’anni comprendiamo meglio le ragioni di quella scelta istintiva.
Il paesaggio gardesano, la natura, il nostro territorio subiscono l’attacco di un’aggressione edilizia senza precedenti e rischiano di essere cancellati.
Quella dell’agricoltore si sta progressivamente trasformando in una professione all’incrocio tra produzione,  protezione della natura e gestione del territorio. E, pur riconoscendo alla qualità del prodotto l’obiettivo fondamentale del nostro lavoro, la responsabilità che vogliamo assumerci in questi anni è anche quella di far sentire la nostra voce in difesa del paesaggio e della natura, non soltanto intesi come valore estetico e culturale ma come necessità vitale per noi e i nostri discendenti. 
Da questo punto di vista, produrre eccellenza qualitativa significa oggi produrre reddito agricolo il quale a sua volta produce protezione del territorio.

UNA GESTIONE AZIENDALE SOSTENIBILE
La responsabilità verso il nostro territorio fa parte di una responsabilità più ampia che sentiamo verso il pianeta negli anni del global warming e dell’emergenza ambientale.
Le modalità di lavoro che adottiamo garantiscono continuità nel tempo al processo produttivo sui nostri terreni; il mantenimento della fertilità dei suoli, la ricerca di un impatto minimo sugli equilibri naturali e il rispetto dell’ambiente circostante fanno parte di un approccio sostenibile all’esercizio della coltivazione.
Approccio che è fondato su principi certi e dimostrabili scientificamente.
E’ possibile ad esempio che nel prossimo futuro la nostra azienda partecipi a un progetto di quantificazione dell’impronta carbonica prodotta dalla nostra attività con l’obiettivo di averne consapevolezza e di provare a ridurla.
Lo sviluppo di pratiche ecocompatibili in vigna e in cantina trova quindi queste motivazioni, ma vuole anche salvaguardare suolo e piante senza l’integrità delle quali non si può parlare di vino di terroir.

E qui il cerchio si chiude, torniamo al punto da cui eravamo partiti, alla volontà di far conoscere e garantire a chi apprezza i nostri vini o a chi li incontra per la prima volta, il “terroir Le Chiusure” e alcune facce della sua identità.

Se è vero che il valore non risiede più soltanto nel prodotto  ma anche nei valori identitari che rappresenta, siamo fiduciosi che queste parole possano essere  percepite come un arricchimento del buon sapore dei nostri vini.

     

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